La politica di coesione Ue e i suoi punti critici

di Vanni Biordi

14 Maggio 2025

La politica di coesione europea al centro del dibattito al Comitato europeo delle Regioni. Il presidente della Regione Abruzzo e del Gruppo dei conservatori e riformisti europei, Marco Marsilio, ha espresso un generale apprezzamento per la proposta della Commissione europea di allineare, su base volontaria, la politica di coesione alle nuove sfide strategiche dell'Unione. Marsilio ha accolto positivamente la revisione di medio termine presentata dal vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto, che apre alla possibilità di destinare fondi a priorità urgenti come la difesa, la competitività, la crisi abitativa, la resilienza idrica e la transizione energetica. Un segnale importante, secondo Marsilio, per rendere le regioni europee più attrezzate ad affrontare le complessità del presente. Però, sullo sfondo di questo cauto ottimismo, emergono due potenziali punti critici che potrebbero minare l'efficacia della politica di coesione nel prossimo futuro. In primo luogo, la natura "volontaria" dell'allineamento solleva interrogativi sulla reale portata dell'iniziativa. Sebbene l'intenzione di adattare la politica di coesione alle nuove priorità sia condivisibile, la mancata obbligatorietà per gli Stati membri potrebbe tradursi in una disomogeneità nella distribuzione delle risorse. Regioni con maggiori capacità finanziarie potrebbero essere più propense a reindirizzare i fondi verso le nuove priorità strategiche, lasciando indietro quelle più fragili e bisognose di un sostegno mirato per la loro crescita e prosperità. Il rischio è quello di accentuare, anziché ridurre, i divari territoriali all'interno dell'Unione. In secondo luogo, pur accogliendo con favore l'esclusione di un piano nazionale unico e ribadendo l'importanza di piani condivisi tra Stato e Regioni, Marsilio ha posto l'accento sulla necessità di una reale semplificazione e flessibilità nella prossima programmazione 2028-2034. Le «richieste da tempo dalle regioni europee» suggeriscono che, nonostante i buoni propositi, persistono ancora complessità burocratiche e rigidità che ostacolano l'efficace utilizzo dei fondi strutturali. Se queste criticità non verranno affrontate con decisione, il rischio è che anche le migliori intenzioni di allineamento strategico si scontrino con la farraginosità dei processi amministrativi, limitando l'impatto concreto della politica di coesione sui territori. Interessante ora da vedere come la Commissione europea e gli Stati membri tradurranno in azioni concrete queste indicazioni, bilanciando la necessità di rispondere alle nuove sfide strategiche con l'obiettivo fondamentale di garantire una crescita coesa e inclusiva per tutte le regioni europee.      

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