07 Luglio 2025
Gli indagati salgono da cinque ad otto, ed era inevitabile: perché dopo gli avvisi di garanzia ai proprietari, progettisti e direttore dei lavori, notificati ad ottobre scorso, quando questa struttura in via Tratturo a Sulmona venne sequestrata dalla polizia provinciale, si attendevano da palazzo di Giustizia gli esiti del secondo filone d’inchiesta, quello che riguarda cioè chi aveva concesso autorizzazioni e permessi che hanno consentito ad una baracca abusiva in zona destinata a parco urbano, di diventare un villa da oltre 1600 metri cubi, realizzata tra l’altro con il superbonus 110, con i soldi cioè dei contribuenti. La procura della Repubblica di Sulmona ha così notificato l’avviso di garanzia, contestuale alla chiusura indagini, a un dirigente e due tecnici del Comune di Sulmona, accusati sostanzialmente di falso ideologico in atti pubblici, per aver cioè concesso l’autorizzazione paesaggistica e il permesso a costruire al privato che ha modificato nei fatti questa zona alle spalle della chiesa di Roncisvalle, sulla quale, al contrario, secondo il piano regolatore, potrebbero esserci solo infrastrutture di servizio per l’interesse pubblico. Secondo l’accusa, i tre tecnici, a vario titolo, hanno falsamente attestato la compatibilità paesaggistica, ignorando che la sanatoria per la baracca che c’era, era stata annullata del 1991. Sulla base di questa sanatoria, quindi, il privato aveva avuto accesso alla Legge 49, aumentando la cubatura del 50%, a fronte del 30% consentito e, dulcis in fundo, dopo la legge del superbonus, aveva attinto per un milione e mezzo di euro ai benefici del 110. Gli inquirenti contestano inoltre il fatto che il cantiere sia stato realizzato a ridosso del fiume, troppo vicino agli argini rispetto a quanto previsto dalla legge. Uno scempio realizzato sotto gli occhi di tutti, ma che era venuto alla luce solo grazie ad un esposto dei Comitati cittadini per l’ambiente a cui, tra l’altro, era stato negato l’accesso agli atti. Un caso diventato poi politico, che ha contribuito a minare la tenuta dell’amministrazione Di Piero. Un caso per il quale, a breve, la procura dovrà decidere per chi eventualmente chiedere il processo.