12 Agosto 2025
L'Abruzzo brucia e il dolore si mescola alla rabbia. Non è più solo una questione di fatalità o di caldo estremo: gli indizi si accumulano, puntando dritto verso la mano criminale di chi, con dolo o colpa grave, sta mettendo in ginocchio una terra già ferita. A sollevare l'accusa, con una chiarezza disarmante, è il direttore della Protezione Civile Abruzzo, Maurizio Scelli, che non ha dubbi: «c'è una mano criminale». Le sue parole, rilasciate dopo giorni di lotta incessante contro le fiamme che hanno devastato i boschi della Marsica, non lasciano spazio a interpretazioni. I roghi non sono casuali. Si sviluppano sempre all'imbrunire, in orari strategici per rendere più difficili le operazioni di spegnimento aereo, e in punti non collegati tra loro, come a voler disorientare e saturare le forze in campo. Un modus operandi che, secondo gli esperti, non può essere frutto di coincidenze. La voce di Scelli si unisce a quella di Pierluigi Biondi, sindaco dell'Aquila, che con profonda gratitudine ha ringraziato le donne e gli uomini che hanno lottato senza sosta. Carabinieri forestali, vigili del fuoco, protezione civile, volontari: un'armata di coraggio che ha fronteggiato il nemico più subdolo, quello che non ha volto ma lascia solo distruzione. «I ringraziamenti del sindaco sono doverosi e sentiti,» si legge nelle dichiarazioni, «perché senza l'impegno straordinario di queste persone, il bilancio sarebbe stato ancora più drammatico». Ma dietro la gratitudine c'è anche la stanchezza, la frustrazione e la domanda che tutti si pongono: perché? Il sospetto di un'origine dolosa getta un'ombra scura su questa ondata di incendi. È un atto di vigliaccheria, un attacco diretto alla natura, alla sicurezza e al futuro di una comunità intera. Chi appicca un incendio non danneggia solo un bosco, ma distrugge un patrimonio collettivo, mette in pericolo vite umane e animali e mina la fiducia nel futuro. Non c'è scusa, non c'è giustificazione per un gesto così scellerato. Che sia per incuria, stupidità o per un disegno criminale, il risultato è lo stesso: una ferita aperta nel cuore dell'Abruzzo, una cicatrice che ci ricorda quanto la stupidità umana possa essere più devastante di qualsiasi disastro naturale. A questi individui, a queste mani sporche di fumo e di colpa, va la condanna più dura e la speranza che la giustizia, prima o poi, presenti il conto.