14 Agosto 2025
L'inizio di agosto, tradizionalmente sinonimo di festività e riposo, è stato purtroppo segnato in Abruzzo da una nuova e dolorosa ondata di incendi. Le fiamme hanno devastato vaste aree tra L'Aquila e Teramo, colpendo località come Capistrello e Pescina, ma anche vaste zone del chietino, tra Vasto e Ortona. Questo scenario non è un evento isolato, ma la drammatica manifestazione di una combinazione letale: temperature eccezionalmente elevate, intensificazione delle attività ricreative estive e, soprattutto, l'irresponsabilità umana. I roghi, purtroppo, non sono un evento casuale. L'analisi del contesto evidenzia una realtà sconcertante: a livello europeo, oltre il 95% degli incendi c’è la mano dell’uomo. Dietro a questa cifra si nasconde un'ampia gamma di cause, che vanno dalla negligenza, mozziconi di sigarette gettati in natura, fuochi accesi in modo imprudente, abbruciamento di stoppie mal gestito, fino al dolo criminale, con l'intento deliberato di distruggere gli ecosistemi. Il WWF, in questo contesto, sottolinea con forza l'importanza cruciale del comportamento di ogni singolo cittadino, un elemento determinante nella prevenzione di questi disastri. Il vero nodo della questione, però, non risiede solo nella prevenzione individuale, ma in un approccio sistemico. Un nuovo documento congiunto di WWF e BirdLife Europa, con la partecipazione della Lipu in Italia, lancia un appello ai governi per un cambio di passo radicale: abbandonare la logica, ormai dimostratasi fallimentare, della sola gestione delle emergenze e adottare strategie di prevenzione integrate e pianificate. Negli ultimi due anni, l'Europa ha visto bruciare oltre 500.000 ettari di boschi, con conseguenze economiche e ambientali devastanti. L'Abruzzo, con il suo vasto patrimonio forestale, si trova in prima linea in questa vulnerabilità. La dichiarazione di Filomena Ricci, delegata del WWF Abruzzo, riassume perfettamente la sfida: «Dobbiamo uscire dalla logica dell'emergenza e affrontare i cambiamenti climatici con nuove competenze, strumenti e alleanze». Questo non è solo un appello, ma una chiosa critica all'inerzia politica e alla visione a breve termine. L'attuale modello reattivo si limita a spegnere le fiamme dopo che il danno è stato fatto, ma ignora le cause profonde. L'emergenza incendi non è più un evento inaspettato da gestire, ma un fenomeno strutturale e prevedibile, amplificato dalla crisi climatica. Ignorare questa realtà significa accettare che la distruzione del nostro patrimonio naturale sia la norma, anziché un'aberrazione da combattere con ogni mezzo. Le soluzioni esistono, basate su gestione forestale sostenibile, ripopolamento faunistico e coinvolgimento delle comunità locali, ma richiedono la volontà di investire nella prevenzione anziché limitarsi a contare i danni.