OSS ASL 02: precariato e graduatorie fantasma

di Vanni Biordi

07 Settembre 2025

In un sistema sanitario pubblico con una crescente pressione, la ASL della provincia di Chieti si trova al centro di una polemica accesa per la persistente carenza di Operatori socio sanitari. Francesco Taglieri, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Abruzzo, ha puntato il dito contro la direzione dell'Azienda sanitaria, accusandola di perpetuare soluzioni temporanee e costose che penalizzano non solo il personale e gli utenti, ma anche le finanze pubbliche. Una situazione che, secondo l'oppositore, potrebbe essere risolta attingendo a una graduatoria di concorso ancora valida, ma ignorata per motivi che appaiono opachi. Il nodo del problema sono le carenze strutturali e i costi esorbitanti La denuncia di Taglieri parte da segnalazioni dirette di operatori e pazienti, che lamentano una carenza cronica di Operatori socio sanitari nelle strutture della ASL teatina. Invece di optare per assunzioni stabili, l'Azienda ha scelto di ricorrere a contratti temporanei e precari, una prassi che, come sottolineato dal pentastellato, genera un aggravio economico significativo: oltre 1,7 milioni di euro nel 2024, con proiezioni che sfiorano i 2 milioni per il 2025. Questi numeri non sono dati a casaccio: rappresentano risorse sottratte a investimenti in attrezzature, formazione o ampliamento dei servizi, in un momento in cui la sanità abruzzese affronta sfide post-pandemiche come l'invecchiamento della popolazione e l'aumento delle cronicità. Da questa situazione, emerge un pattern di gestione reattiva piuttosto che proattiva. La ASL di Chieti sembra intrappolata in un circolo vizioso di emergenze, dove il precariato diventa la norma anziché l'eccezione. Questo approccio non solo erode la motivazione del personale, esposto a instabilità contrattuale e turni massacranti, ma compromette anche la qualità dell'assistenza agli utenti, con ritardi nelle cure e sovraccarico per gli operatori in servizio. In un'ottica più ampia, tale strategia potrebbe riflettere una reticenza a impegnarsi in assunzioni permanenti, forse per timore di vincoli di bilancio o per navigare le complessità burocratiche del settore pubblico. La proposta di Taglieri è quella di riattivare la graduatoria del maxi concorso. Al cuore della critica mossa da Taglieri c'è la graduatoria del maxi concorso per Operatori socio sanitari indetto nel 2020, con l'ASL di Teramo come capofila. Secondo la direzione della ASL di Chieti, questa lista sarebbe decaduta a giugno 2025, rendendola inutilizzabile. Ma il capogruppo M5S contesta fermamente questa interpretazione: «La graduatoria è ancora valida e gli idonei sono pronti a prendere servizio». Il ragionamento si basa su un'analisi dettagliata: il concorso fu segnato da «pasticci di gestione», secondo Taglieri, che portarono a ricorsi e a una sentenza del TAR nel 2023, rendendo la graduatoria pienamente operativa solo da quel momento. Di conseguenza, Taglieri sostiene che la validità si estenda almeno fino al 2026, garantendo il diritto all'assunzione per chi ha superato le prove. Qui entrano in gioco i rapporti tra istituzioni: da un lato, l'opposizione M5S che si erge a difensore dei diritti dei lavoratori e dell'efficienza pubblica; dall'altro, la ASL di Chieti e la Regione Abruzzo, guidate da una maggioranza di centrodestra con l'assessore alla Sanità Nicoletta Verì al timone. Taglieri annuncia l'intenzione di portare il caso in Commissione Vigilanza, convocando il direttore del Dipartimento Sanità regionale, l'assessore Verì e il direttore generale della ASL teatina per «fare chiarezza». Questo passo potrebbe rivelare tensioni politiche sottostanti perché il M5S in minoranza, usa la questione per evidenziare presunte inefficienze dell'amministrazione, mentre la Regione potrebbe difendere la ASL citando vincoli normativi o interpretazioni conservative delle norme sui concorsi pubblici. In buona sostanza sembra che la sanità abruzzese operi tra burocrazia e crisi sistemica. Diventa essenziale inquadrare il contesto più ampio della sanità in Abruzzo. La regione, come molte altre in Italia, soffre di una cronica carenza di personale qualificato, aggravata dalla pandemia di COVID-19 e dal blocco del turnover imposto da piani di rientro finanziari. Nel caso specifico degli Operatori socio sanitari, figure chiave per l'assistenza di base in ospedali e RSA, il problema è nazionale: secondo dati ISTAT e del Ministero della Salute, il turnover elevato e i bassi stipendi spingono molti operatori verso il privato o all'estero. In Abruzzo, la ASL 02 copre un territorio vasto e frammentato che va da Lanciano a Vasto e Chieti, con esigenze accentuate da una popolazione anziana e da strutture spesso sottodimensionate. I pasticci del concorso 2020 non sono isolati: riflettono una burocrazia pachidermica che genera ritardi e contenziosi, come visto in numerosi bandi pubblici post-2020. La sentenza del TAR del 2023 ha chiarito aspetti procedurali, ma l'interpretazione sulla scadenza resta controversa, potenzialmente aprendo a ulteriori ricorsi. Economicamente, il ricorso al precariato mi sembra miope per il semplice fatto che studi della Corte dei Conti indicano che i contratti temporanei costano fino al 20-30% in più rispetto alle assunzioni stabili, a causa di agenzie interinali e oneri accessori. In questo scenario, la posizione della ASL di Chieti potrebbe essere dettata da prudenza legale, ma rischia di generare un sistema inefficiente, dove i costi lievitano e i servizi sono insufficienti. In questo caso la burocrazia diventa l’alibi per l'inerzia   Questa vicenda solleva una critica profonda alla gestione della sanità pubblica: non si può continuare a invocare scadenze e norme per giustificare paralisi che colpiscono i più deboli. Se la graduatoria è valida, come argomenta Taglieri con basi giuridiche, ignorarla significa non solo violare i diritti degli idonei, ma anche sprecare risorse pubbliche in un'epoca di austerity. Serve coraggio e buon senso. È tempo che la Regione Abruzzo e la ASL di Chieti escano dall'immobilismo, scegliendo la trasparenza e le assunzioni stabili. Altrimenti, il rischio è quello di trasformare la sanità in un'arena di battaglie politiche, a discapito di chi ne ha davvero bisogno. Una lezione che, purtroppo, sembra ripetersi troppo spesso in Abruzzo.

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