09 Novembre 2025
Un problema sommerso quello dell’alcolismo e spesso sottovalutato che interessa trasversalmente generazioni di ogni età, anche giovanissimi. Il problema spiega Anna, coordinatrice per Abruzzo e Molise dell’associazione alcolisti anonimi, anche lei alcolista ed è per questo non mostreremo il suo viso, il problema è il primo bicchiere. Evitare cioè di riprendere quel ciclo infernale che lentamente porta alla morte, rimanere sobri dunque, questa la sfida giornaliera che attende un alcolista, nessuno smette mai di esserlo spiega Anna ma il primo passo è l’accettazione. Quando sceglie di entrare nella stanza, così la definisce Anna, una stanza immaginaria, come fosse la stanza della propria anima, l’alcolista, trova davanti a sé tanti specchi, persone che vivono il suo stesso incubo. Per guarire è necessario ammettere che il problema non va combattuto ma accettato. Da qui 12 passi, 12 tradizioni e 12 concetti. Evitare il primo bicchiere significa rompere un ciclo perché l’alcol nell’organismo di un alcolista libera o produce un fenomeno chiamato compulsione, una forza incontrollabile psichica e fisica. «Da noi arrivano persone inviate dal Serd, poi ci sono anche coloro che guardando il sito Internet, hanno la possibilità di avere delle notizie, quindi molti adesso si stanno avvicinando proprio tramite il sito. Quando qualcuno arriva, facciamo l’accoglienza e gli facciamo capire che cosa facciamo nell’ambito del gruppo, di cosa discutiamo e di solito si rifà sempre il primo passo. Ogni qualvolta c’è un nuovo venuto, perché si indirizza tutta la nostra forza, o meglio, tutto l’amore che noi abbiamo, nel fargli capire che è possibile, che una via di uscita esiste: è possibile smettere, facendo il programma, ascoltando gli altri anche soltanto ascoltando, perché è una cosa che noi abbiamo vissuto, prima sentivamo soltanto noi stessi, invece poi abbiamo imparato ad ascoltare e lì poi ci siamo riconosciuti in quelli che sicuramente avevano un problema di alcol, quindi eravamo alcolisti. Secondo me, la cosa più bella è l’accettazione di come si è fatti, perché dall’accettazione poi rinascere la persona, poi va avanti la propria gioia di vivere, cioè il riconoscersi come persone che valgono che comunque possono lasciare un’impronta nella società, non essere più in debito sociale ma un capitale sociale».