09 Novembre 2025
L'ombra lunga e complessa di Laudomia Bonanni, scrittrice aquilana vincitrice del Premio Viareggio nel 1960 e ingiustamente dimenticata per decenni, torna a illuminare il panorama culturale della sua città. Ieri, presso la Libreria Colacchi, nel cuore del Corso Vittorio Emanuele II, si è tenuta la presentazione di “Sassi di Parole. Un ritratto letterario e grafologico di Laudomia Bonanni” (Edizioni Mondo Nuovo), un'opera a sei mani che scardina la biografia tradizionale per offrire una visione audace e a tutto tondo dell'autrice. Il volume, scritto da Antonella Caggiano, Francesca Capriotti e Monica Ferri, si inserisce nel contesto del prestigioso Premio Letterario Internazionale Città dell'Aquila a lei intitolato, confermando la volontà di riscoprire e valorizzare una delle voci più originali del neorealismo italiano. Ad aprire la discussione, in un appuntamento che ha catalizzato l'attenzione del pubblico aquilano, è stata Stefania Pezzopane, Presidente della giuria del Premio. Laudomia Bonanni, lodata da figure come Eugenio Montale per la sua scrittura "asciutta, capace di interrompere il racconto proprio quando la verità si fa troppo vera," fu una figura divisiva. Il suo stile, ironico, tagliente e talvolta scandaloso per l'epoca, non fece sconti nel raccontare la sessualità e la maternità, temi all'epoca ancora tabù. L'autrice, come evidenziato nell'analisi letteraria di Antonella Caggiano e Monica Ferri, restituita con una profondità investigativa e umana, si distinse per una narrativa di ricerca, che non temeva di affrontare le dinamiche sociali con uno sguardo disarmante. Il vero elemento di novità e audacia del volume risiede nel contributo di Francesca Capriotti, che ha applicato la lente d'ingrandimento della grafologia alla scrittura della Bonanni. Il risultato è un ritratto inatteso e sorprendente: l'analisi ha rivelato un'indole virile, scontrosa, diffidente e angolosa. Questi tratti caratteriali, segnati da una tensione inquieta e da un'evidente difficoltà di integrazione nel mondo editoriale del secondo dopoguerra, potrebbero aver contribuito a tenerla ai margini della piena affermazione e, infine, al suo lungo silenzio letterario. A completare il quadro, la presenza dello studioso Gianfranco Giustizieri, anche lui componente della giuria, e di Anna Maria Giancarli, ha arricchito la discussione, fornendo ulteriori spunti sulla rilevanza di Bonanni nel contesto letterario del Novecento e sul legame indissolubile con il suo Abruzzo. L'evento è stato impreziosito dall'intervento musicale di Sabatino Servilio alla viola ed Ettore Maria Del Romano al clavicembalo, un contrappunto melodico alla "parole-sasso" della scrittrice. “Sassi di Parole” non è solo un omaggio a una grande scrittrice, ma un invito a riconsiderare, attraverso metodologie d'indagine incrociate, le figure complesse della nostra storia culturale, i cui tratti più intimi e irriverenti sono stati per troppo tempo lasciati sedimentare sotto la polvere dell'oblio. L'iniziativa, promossa all'interno del Premio Bonanni, conferma l'impegno dell'Aquila nel recupero della propria identità letteraria.