10 Novembre 2025
La ricostruzione economica e sociale dell'aquilano, a oltre sedici anni dal sisma del 2009, si infiamma in una dura polemica politica che vede il Partito Democratico accusare la maggioranza di centrodestra di "discriminazione" e di aver relegato il territorio in una dimensione di "serie B" rispetto alle aree colpite dal terremoto del 2016-2017. A lanciare l'affondo è Stefano Albano, capogruppo PD in Consiglio comunale, che punta il dito contro l'immobilismo sul fronte del sostegno alle imprese e l'uso distorto dei fondi specifici, primi fra tutti i cosiddetti fondi Restart. L'oggetto del contendere è la sostanziale differenza di trattamento, a detta di Albano, tra le misure adottate dal Commissario straordinario per il Centro Italia, Guido Castelli, per il cratere 2016 e l'assenza di strategie analoghe per L'Aquila. Il commissario Guido Castelli, di recente, ha citato il «fermo della perdita di popolazione, e addirittura un'inversione di tendenza" nelle aree del 2016-2017 dove si sono concentrate risorse non solo per la ricostruzione materiale, ma anche per le attività sociali, economiche e infrastrutturali». «Eppure tale inversione non si è minimamente registrata nel territorio aquilano», denuncia Albano. Il punto nodale è l'utilizzo dei fondi Restart, strumenti ottenuti anni addietro dal centrosinistra e concepiti proprio per supportare il territorio con investimenti in settori chiave: imprenditoria, turismo, cultura, innovazione. Si tratta di risorse che, per la loro architettura normativa, cioè i fondi nazionali e Cipe, da ultimo con la Delibera Cipess numero 10 del 2025 per Restart 2, non sarebbero «nulla di diverso dagli interventi messi in atto nel cratere 2016», sottolinea il capogruppo PD. Il divario, secondo l'opposizione, si manifesta nell'analisi dei punti chiave del programma Restart. Albano snocciola un elenco di criticità: «Relativamente agli interventi di adeguamento, riqualificazione e sviluppo dei nuclei industriali, il centrodestra non ha speso un centesimo e l'ultimo intervento resta quello fatto dal governo regionale di Centrosinistra su Pizzoli. Stessa cosa dicasi relativamente alle misure dedicate alla creazione di nuove imprese, si registra totale assenza di strategie e allocazione di risorse.» L'accusa più pesante riguarda l'accesso al credito agevolato per micro e piccole imprese, un ambito dove «imprenditori e associazioni di categoria maggiormente chiedono investimenti», ma sul quale si è fatto «niente, e ripeto niente, negli ultimi sei anni». Zero investimenti, inoltre, per i servizi di connettività e banda larga. Per Albano, la maggioranza starebbe utilizzando i fondi Restart o come un «proprio bancomat elettorale» o, in via prevalente, per il finanziamento di eventi. Se da un lato la cultura è considerata un asse importante, si rischia un «collage di eventi fra loro slegati che non danno un ritorno economico nel tempo», mancando una visione di vera e propria attività produttiva sull'esempio di regioni virtuose. La polemica si spinge fino a mettere in discussione l'operato dell'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Biondi, accusata di «dissipare fiumi di quelle risorse per utilizzi ben lontani dallo scopo iniziale di sostenere la ricostruzione economica». L'esempio più eclatante è l'utilizzo di ben 37 milioni di euro di Restart 2 per l'acquisto dei mezzi per l'ASM, l'azienda di servizi municipalizzata, con l'accusa di aver dirottato fondi destinati al sostegno alle imprese. Il capogruppo del PD conclude annunciando una richiesta formale per un confronto in sede istituzionale: «Restart era stato concepito non solo come sforzo di pianificazione, ma anche come momento di concertazione, coinvolgendo le rappresentanze economiche e sociali del territorio. Invece questa discussione è scomparsa dai radar e Biondi preferisce deciderne il destino con altri pochi governanti chiusi in una stanza, senza che la città possa avere voce in capitolo». Per questa ragione, Albano chiederà una commissione consiliare ad hoc con la presenza di sindacati, associazioni di categoria e ordini professionali. «Il nostro territorio non può essere discriminato rispetto il cratere 2016», la chiosa finale. L'attacco del PD aquilano solleva un tema di cui discutere: la sostenibilità della rinascita in un'area post-sisma. Il cratere 2016, beneficiando di una legislazione più moderna e di una differente fase storica, ha potuto da subito abbinare alla ricostruzione fisica un robusto pacchetto di misure economiche e sociali. A L'Aquila, il gap tra la mole di fondi Restart disponibili e la percepita assenza di una strategia chiara per le attività produttive è un nervo scoperto. Se l'inversione di tendenza demografica e occupazionale si registra altrove, e non nel capoluogo abruzzese, il campanello d'allarme è difficile ignorarlo. La destinazione di fondi, in teoria dedicati al rilancio imprenditoriale, verso capitoli di spesa ordinari come l'acquisto di mezzi ASM, per quanto necessari, potrebbe creare un precedente pericoloso. Il rischio di vedere Restart non come un volano di sviluppo, ma come un tappabuchi per il bilancio ordinario del Comune. La richiesta di concertazione del PD intende evitare che i milioni stanziati si disperdano in una ricostruzione a pioggia che non lascia radici, condannando davvero L'Aquila a una perenne "Serie B" economica.