12 Dicembre 2025
A L’Aquila, nelle sale di Palazzo Burri Gatti, prende forma una mostra che ribalta le convenzioni e ridefinisce il concetto stesso di ornamento. “Gioielli d’arredo” è il titolo del percorso che raccoglie le opere di Filomena Di Camillo, artista che ha scelto di partire dal gioiello per liberarlo dalla sua funzione tradizionale e condurlo verso una nuova dimensione: quella dello spazio abitato. La sua ricerca nasce dal piccolo, dall’oggetto prezioso che per secoli ha accompagnato il corpo umano, segnandone l’identità, la posizione sociale, il gusto estetico. Ma nelle mani di Di Camillo il gioiello smette di essere un accessorio e diventa altro: scultura, frammento, installazione, elemento capace di definire l’atmosfera di una stanza. Non più collane da indossare, ma costellazioni che si espandono su una parete; non più bracciali, ma cerchi di resina e foglia oro che dialogano con la luce; non più orecchini, ma presenze metalliche che evocano una natura minerale, primordiale e potente. Il visitatore si trova immerso in un universo che non cerca la grazia decorativa, ma una nuova idea di preziosità. Una preziosità materica, scultorea, talvolta ruvida, sempre intensamente espressiva. Ogni pezzo racconta un gesto: stratificazione, fusione, colatura, ossidazione, montaggio. Tecniche che l’artista reinterpreta con libertà assoluta, portando il linguaggio del gioiello dentro il mondo dell’arte contemporanea e dell’interior design. Il risultato è un corpus di lavori che restituisce al gioiello la sua natura più antica e simbolica. Non un ornamento destinato al corpo, ma un totem domestico, un talismano visivo che protegge, racconta, trasforma. Ogni opera diventa presenza, segno, architettura. La collana si fa architettura, l’ornamento diventa quadro, la materia si innalza a forma scultorea. La mostra è dunque un invito a ripensare il rapporto tra arte e quotidianità, tra preziosità e abitare. A scoprire come il gioiello possa vivere non addosso, ma intorno a noi, arricchendo gli spazi con la stessa intensità con cui un tempo accompagnava il corpo. Palazzo Burri Gatti, con la sua storia e la sua architettura, diventa cornice ideale per questa trasformazione. Le sale accolgono le opere come se fossero presenze silenziose, capaci di ridefinire l’ambiente. Non semplici oggetti, ma sculture che dialogano con la luce, con le superfici, con la memoria del luogo. Il percorso espositivo si articola come un viaggio: dalle forme più vicine al gioiello tradizionale fino alle installazioni che lo oltrepassano completamente. È un itinerario che mostra come l’ornamento possa diventare spazio, come la materia possa farsi linguaggio, come il gesto dell’artista possa trasformarsi in architettura domestica. “Gioielli d’arredo” non è soltanto una mostra, ma una dichiarazione di intenti: il gioiello non è più confinato al corpo, ma si espande, si emancipa, diventa arte. In questo passaggio, Di Camillo restituisce al prezioso la sua forza originaria, quella di segno, di simbolo, di talismano. Un invito, dunque, a guardare oltre la superficie, a scoprire come l’ornamento possa diventare spazio, come la bellezza possa abitare le stanze, come il gesto creativo possa trasformare l’ambiente quotidiano in un luogo di arte e di memoria.