Commercio mondiale: l’Abruzzo, con L’Aquila e Teramo, traina la ripresa

di Vanni Biordi

13 Dicembre 2025

L’Italia torna a sorprendere sui mercati internazionali e lo fa in un momento segnato da tensioni geopolitiche, rallentamenti globali e politiche protezionistiche. Nel terzo trimestre del 2025 il nostro Paese ha superato il Giappone per valore delle esportazioni di merci, raggiungendo quasi 190 miliardi di dollari e conquistando il quarto posto tra le economie del G20, dietro soltanto a Cina, Stati Uniti e Germania. Un risultato che l’Ufficio studi della CGIA, sulla base dei dati OCSE, definisce “di rilievo straordinario”, soprattutto alla luce delle difficoltà che hanno caratterizzato il commercio mondiale negli ultimi due anni. Dopo la contrazione del 2024, i primi nove mesi del 2025 segnano un’inversione di tendenza: l’export italiano cresce di 16,6 miliardi di euro, pari al 3,6%. Ma il dato più sorprendente arriva dagli Stati Uniti. Nonostante i dazi introdotti dall’Amministrazione Trump, le vendite italiane oltreoceano aumentano del 9%, passando da 48,1 a 52,4 miliardi di euro. Un incremento che smentisce l’ipotesi di un semplice “anticipo” degli acquisti prima dell’entrata in vigore delle nuove tariffe: il dato di settembre, con un 34,7% su base annua, mostra una domanda solida e crescente. A spingere l’export italiano negli USA è soprattutto la qualità. Il 92% dei prodotti venduti appartiene alla fascia medio-alta, difficilmente sostituibile dai concorrenti internazionali. Le imprese, inoltre, avrebbero assorbito parte dell’aumento dei costi riducendo i margini, pur di mantenere le proprie quote di mercato. Un segnale di resilienza che diventa ancora più evidente se si considera la svalutazione del dollaro: dall’inizio dell’anno la moneta americana ha perso il 12% sull’euro, rendendo i prodotti europei meno competitivi. Nonostante ciò, l’export italiano negli USA continua a crescere. Sul fronte merceologico, a trainare le vendite sono navi e imbarcazioni ( 51,6%), medicinali e preparati farmaceutici ( 37,6%) e metalli preziosi ( 32,4%). In calo, invece, gioielleria (-14,7%) e auto (-10%). Ed è proprio nell’analisi territoriale che emerge con forza il ruolo dell’Abruzzo. Tra le province che registrano le migliori performance complessive spiccano Palermo, Vibo Valentia e Sud Sardegna, ma l’Aquila si colloca tra le realtà più dinamiche con un 50,5% nelle esportazioni totali. Chieti, pur segnando un lieve -1,8%, mostra una tenuta migliore rispetto ad altre aree del Paese. Il dato più significativo riguarda però l’export verso gli Stati Uniti. L’Aquila mette a segno un 34%, passando da 1,258 a 1,686 miliardi di euro: un risultato che gli analisti collegano soprattutto alla forza del settore farmaceutico, ormai uno dei pilastri dell’economia provinciale. Anche Teramo conferma il trend positivo con un 27,4% (da 123,5 a 157,4 milioni di euro), mentre Chieti, pur in calo, resta una delle province italiane con la base esportativa più ampia. A livello nazionale, il primato dell’export verso gli USA spetta a Trieste, che registra un impressionante 1.080% grazie al comparto navale. Seguono Enna e Vibo Valentia, trainate dall’agroalimentare. Firenze, invece, si conferma la provincia che esporta di più in valore assoluto, con 5,7 miliardi di euro.   Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un Paese che, pur tra incertezze e nuove sfide, continua a difendere e rafforzare la propria posizione nel commercio mondiale. L’Italia si conferma una potenza esportatrice grazie alla qualità del Made in Italy e alla capacità delle sue imprese di adattarsi a un contesto in continua evoluzione. E l’Abruzzo, con L’Aquila e Teramo in prima linea, dimostra di essere uno dei territori più vitali di questa nuova stagione dell’export.  

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