16 Gennaio 2026
Al grido di “liberi tutti” decine e decine di manifestanti si sono radunati nel piazzale antistante il Palazzo di Giustizia dell’Aquila per esprimere la loro solidarietà ai tre cittadini palestinesi imputati nel processo per associazione con finalità di terrorismo. Si tratta di Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh, per i quali la Procura ha chiesto rispettivamente 12, 9 e 7 anni di reclusione. Oggi, presumibilmente nelle prime ore del pomeriggio, è attesa la sentenza di primo grado in Corte d’Assise all’Aquila. Facendo un passo indietro, l’inchiesta della Procura dell’Aquila ha preso il via dopo una richiesta israeliana di arresto provvisorio a fini estradizionali del 24 gennaio 2024. Yaeesh è detenuto dallo stesso mese e la richiesta di estradizione è stata respinta per il rischio di “trattamenti crudeli, disumani o degradanti”. La Procura ha quindi aperto un procedimento in Italia e l’indagine è stata estesa a Irar e Doghmosh. Nel corso del dibattimento, la difesa ha contestato l’impianto accusatorio: non sarebbero emersi elementi diretti di atti violenti contro civili attribuibili a Yaeesh e, per Irar e Doghmosh, le contestazioni si baserebbero soprattutto su chat e conversazioni in lingua araba, di cui i legali mettono in dubbio traduzione e interpretazione, richiamando perizie di parte. I difensori hanno dunque chiesto l’assoluzione «perché il fatto non sussiste» e, in subordine, la riduzione della pena per Yaeesh. Come detto, tanti i cittadini che si sono dati appuntamento fuori dal Tribunale, per mostrare vicinanza agli imputati e al popolo palestinese tutto. Le ore che precedono la sentenza sono cariche di attesa, con la camera di consiglio che si è riunita già dalle prime ore della mattina. L’esito del giudizio non solo avrà ripercussioni sugli imputati, ma anche sul dibattito cittadino e nazionale.