L'Aquila diventa laboratorio europeo per salvare i dialetti

di Vanni Biordi

16 Gennaio 2026

La città dell'Aquila inaugura l'anno da Capitale della Cultura con un convegno che parla di futuro guardando al passato. Il tema sono i dialetti locali e il digitale come strumento per conservarli. Non è folklore, ma ricerca applicata. L'università aquilana ha coordinato i lavori attraverso il professor Francesco Avolio, docente del Dipartimento di Scienze Umane, affiancato da Giovanni De Gasperis. Insieme hanno portato al Centro congressi "Luigi Zordan" studiosi da quattro Paesi europei: Italia, Germania, Spagna e Croazia. L'obiettivo è stato quello di condividere esperienze su come la tecnologia può fermare l'erosione delle lingue locali. Un atlante che si può ascoltare e consultare online. Il cuore del convegno, infatti, è stata la presentazione dell'ALEICA, l'Atlante linguistico etnografico dell'Italia Centro-meridionale nella versione dedicata alla Conca Aquilana. Non si tratta di un libro polveroso, ma di una piattaforma multimediale. Cento carte interattive documentano come cambia il dialetto da paese a paese, da valle a valle. Si possono ascoltare le pronunce, confrontare le varianti, studiare le differenze. Un lavoro che trasforma anni di ricerche sul campo in uno strumento accessibile a chiunque abbia una connessione internet. Le parlate aquilane diventano patrimonio condiviso, consultabile da studenti, ricercatori, curiosi. Ma perché dovremmo salvare i dialetti nell'era digitale? I dialetti si perdono quando smettono di essere usati. Le nuove generazioni crescono con l'italiano standard, la televisione e internet uniformano il linguaggio. Le parlate locali resistono solo nelle conversazioni tra anziani, nei mercati, nelle case. Poi scompaiono. Il digitale può invertire questa tendenza. Registrare, catalogare, rendere disponibili le varianti dialettali significa creare archivi che sopravvivono ai parlanti. Significa dare dignità scientifica a lingue considerate minori. Significa permettere a chi vuole di recuperare le radici linguistiche del proprio territorio. E allora, L'Aquila decide di puntare anche sulla ricerca, non solo sugli eventi La scelta del convegno come primo grande appuntamento del 2026 è un segnale preciso. L'Aquila vuole essere Capitale della Cultura anche per i contenuti, non solo per concerti e manifestazioni. La ricerca universitaria diventa strumento di valorizzazione culturale. I dialetti, spesso relegati a curiosità folcloristiche, entrano nell'accademia attraverso la porta principale. Il Festival "Il Pianeta Maldicenza", che ospita l'evento, conferma questa linea: linguaggio e territorio al centro del programma culturale. Questo, probabilmente, è un modello replicabile in tutta Italia. L'esperienza aquilana può diventare esempio per altre regioni. L'Italia ha centinaia di varianti dialettali, molte a rischio estinzione. Digitalizzarle significa salvarle. Creare atlanti multimediali significa renderle studiabili. Coinvolgere università e centri di ricerca significa dare continuità al lavoro. Il convegno ha messo a confronto esperienze diverse, ogni relatore ha portato il suo caso studio, ogni Paese ha raccontato il suo metodo. L'obiettivo finale è costruire una rete di progetti che si sostengono a vicenda, che condividono tecnologie e strategie. L'Aquila apre il 2026 parlando di radici linguistiche e strumenti digitali. Una scelta ambiziosa, fare della memoria culturale un progetto scientifico e tecnologico. I dialetti escono dai ricordi e entrano negli archivi multimediali. L'avventura bellissima di Capitale italiana della Cultura inizia così, con un convegno che guarda lontano.

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