17 Gennaio 2026
Sono in sette e promettono di presidiare stabilmente e a turno la casa della famiglia nel bosco di Palmoli. Madri e padri a cui lo Stato ha strappato il diritto di potestà genitoriale. «Vogliamo far sentire la nostra solidarietà a questa famiglia in grande sofferenza – dicono all’arrivo - Contestiamo l’infinità di notizie non veritiere e pregiudiziali divulgate da chi dovrebbe occuparsi della tutela dei minori, violandone invece i diritti». Testimoni di tanti casi di sottrazione di minori e privazione della potestà genitoriale, arrivano da diverse regioni d’Italia per sollecitare l’intervento delle istituzioni affinché i tre bambini di Nathan e Catherine tornino a casa con i genitori. Veronica arriva da Livorno ed è la mamma di Emili e Alissa 17 e 14 anni, vittima di violenza da parte del marito, denunciato nel 2023, le istituzioni le hanno imputato di non aver compreso la pericolosità dell’uomo, il padre delle figlie. Andrete avanti per quanto tempo? «Fino a che non si smuoverà la coscienza dei giudici o di chi sta al di sopra, tipo in Senato, o in Parlamento o da parte della Presidente del Consiglio che si ha già pronunciata, che devono avere la volontà di far luce o comunque fare chiarezza». Questi bambini devono tornare a casa? «Assolutamente le istituzioni devono pensare al benessere di questi bimbi, non certamente a traumatizzarli, si parla di traumi, ma in questo modo il trauma è ancor più crudele rispetto ad aiutare in maniera differente». Veronica ha raccontato la sua storia, è una delle tante purtroppo in Italia. «L’inasprimento delle leggi per il femminicidio dovrebbe aiutare e tutelare le donne o gli uomini che subiscono violenza, non certamente a sentirsi in colpa perché si ha paura di denunciare. Perché ti sei vestita così? Te la sei cercata; io mi sono sentita dire le solite parole: te la sei cercata, perché non ha compreso prima com’era suo marito, perché non lo ha lasciato prima?». Da quanto tempo non vedi le tue bambine? «Me le fanno vedere da un circa un mesetto, una volta al mese, in strutture protette e anche le stesse sorelle sono state separate, una da una parte e una dall’altra. Mia figlia piccolina ha degli attacchi di panico, quella grande si è ammalata di cuore. A settimane alterne mi chiamano per comunicarmi che sono in ospedale. Ovviamente è tutta la situazione che stanno subendo, quindi traumi su traumi». Sul posto anche diversi avvocati a sostegno della famiglia nel bosco, un caso quello di Palmoli che mette in luce le criticità del sistema giuridico minorile. L’allontanamento di Catherine dalla casa famiglia di Vasto, perché ritenuta rigida e non collaborativa, è un’azione che comporterebbe l’interruzione di un dialogo che si stava instaurando tra la famiglia, gli assistenti sociali e la tutrice dei minori, col fine di restituire i bambini ai genitori, attraverso il supporto dello Stato. L’allontanamento di Catherine dai minori comporterebbe poi un ulteriore trauma per i bambini, già fortemente provati dal punto di vista psicologico. «L’obiettivo è quello di creare proprio una class action che metta in evidenza anche la raccolta di testimonianze di altre famiglie, per presentare poi alle istituzioni nazionali un piano di riforma che preveda una visione in più sul metodo di sottrazione dei minori e il loro allontanamento dalle famiglie – spiega l’avvocato Miriam Ventura - avendo queste testimonianze, andare dalle istituzioni e mettere mano alla riforma del diritto di giustizia minorile e soprattutto nell’ambito civile per quanto riguarda affidi e adozioni, perché si valuti sulle modalità di allontanamento dei minori».