19 Gennaio 2026
A Montorio al Vomano, ma non solo, non accenna a fermarsi la protesta. Al centro, come abbiamo raccontato, il caso del vicesindaco Francesco Ciarrocchi, recentemente condannato in primo grado per una violenza sessuale nei confronti di una 19enne che sarebbe avvenuta nello studio di ginecologia dello stesso Ciarrocchi. Nonostante si tratti del primo grado di giudizio, sono state numerose le realtà politiche, sindacali e associazionistiche che si sono unite per chiedere le dimissioni di Ciarrocchi che, però, è stato tutelato dalla maggioranza in Consiglio comunale di Montorio, bocciando la mozione di sfiducia presentata dalla minoranza. Si tratta di un caso emblematico. Se da un lato c'è chi difende il vicesindaco, appellandosi al fatto che la sentenza non sia definitiva, dall'altro si richiede un passo indietro dello stesso per tutelare le istituzioni da una vicenda che ha destato enorme scalpore nella comunità montoriese e non solo. C'è, però, un altro fattore da tenere in considerazione. Nei giorni scorsi sono apparsi numerosi cartelli in giro per la cittadina che ritraggono il volto di Ciarrocchi con scritte che lasciano poco margine di interpretazione, replicando con fare critico una carta del popolare gioco montoriese "Stu". Questi cartelli, uniti ai vari striscioni di denuncia nei confronti del vicesindaco condannato, rischiano di dare il via ad un processo popolare parallelo a quello nelle aule di tribunale, esponendo alla gogna mediatica un uomo che, nonostante la sentenza già emessa, potrebbe poi risultare innocente. Infatti, se la richiesta di dimissioni può essere legittima, se non auspicabile, messaggi di questo genere risultano quantomeno pericolosi, in quanto concorrono allacreazione di un ambiente di violenza che va fortemente in contrasto con lo Stato di diritto di un Paese con una forte tradizione liberaldemocratica. Per sua natura l'essere umano si improvvisa commissario tecnico della Nazionale senza aver mai allenato una squadra di calcio. Il fatto che, però, si portino avanti processi sommari su questioni così delicate, fa emergere una sostanziale carenza di fiducia nella giustizia e nel suo legittimo corso. Sfiducia che, è il caso di dirlo, risulta lesiva per il diritto al giusto processo, sancito dalla nostra Carta Costituzionale, oltre che per la verità dei fatti, che merita di essere accertata nel modo più completo e accurato possibile.