20 Gennaio 2026
«Le procedure concorsuali non sono frutto di discrezionalità politica, ma seguono standard di trasparenza rigorosi e percorsi normativi predefiniti e tipizzati». A difendere la posizione del Comune in merito alla recente, scottante, questione riguardante alcuni 'parenti' di figure politiche pescaresi che sarebbero stati favoriti durante i concorsi pubblici, è Fabio Zuccarini, dirigente comunale, che all'interno di una nota stampa tiene a precisare la limpidezza del lavoro svolto dall'Ente, dove «la garanzia dell'anonimato è il cuore della procedura sino alla fase orale» sostiene. Il caso è scoppiato dopo una denuncia del consigliere civico Domenico Pettinari durante una recente sessione di Consiglio comunale e, presumibilmente anche a seguito della sentenza del Consiglio di Stato che ha deciso per il ritorno parziale alle urne, si sono accesi i riflettori della Procura sulle graduatorie dei concorsi pubblici del Comune. Di fatto il 18 gennaio è scattata un'ispezione nei confronti del personale assunto negli uffici di Palazzo di Città, con l’acquisizione di documenti da parte degli agenti della polizia giudiziaria su mandato della Procura. Gli organi giudiziari stanno ora esaminando la documentazione per verificare se tutti i passaggi siano stati svolti nel rispetto delle norme, e se i criteri indicati nei bandi corrispondano effettivamente a quanto avvenuto nelle selezioni. Sulla questione Zuccarini torna però a ribadire che «il merito non ha cognome», e che «confondere la posizione di vicinanza personale con un amministratore comunale con una causa di illecito suggerisce un'illiceità basata sul pregiudizio anziché sugli atti» sostiene. Alimentare dubbi infondati produrrebbe dunque conseguenze «concrete e gravissime» per la collettività continua il dirigente comunale, perché si indebolisce il legame fra cittadini ed Ente, si scoraggiano i migliori profili alla partecipazione e si calpesta la dignità degli idonei. Alla forza «del cannone mediatico» conclude Zuccarini, «questa direzione oppone la forza dei fatti, perché la verità non teme il rumore».