20 Gennaio 2026
Non si placano le polemiche dopo che durante la festa dello sport di Chieti, il Coni provinciale ha consegnato a quattro tifosi del Chieti Calcio destinatari di Daspo, una targa tributata alla Curva Volpi. L'ultimo ad intervenire sulla vicenda è stato il presidente del Coni Luciano Buonfiglio che condanna fortemente quanto accaduto, augurandosi che «il delegato provinciale Massimiliano Milozzi si renda conto e faccia un bel passo indietro» e aggiungendo che «Serve attenzione anche a livello territoriale» sottolineando come «Noi ci battiamo per la legalità e un comportamento del genere non lo accetto e non lo apprezzo». Il dibattito sarebbe nato dopo alcune foto postate on line, nelle quali apparirebbero quei quattro ultrà sanzionati dal questore di Chieti, con provvedimenti dai 2 ai 9 anni per comportamenti antisportivi. In uno dei quattro casi il Daspo riguarda un tifoso accusato di aver brandito un tubo di polietilene contro la tifoseria dell'Avezzano. Una manifestazione divenuta così un "cortocircuito istituzionale", con autorità cittadine da una parte, insieme al delegato provinciale del Coni Massimiliano Milozzi, che avrebbe consegnato il premio, e una vasta platea dall'altra, arricchita dalla presenza dei bambini e spettatori presenti per "assorbire" i valori educativi della giornata. Sulla delicata questione era intervenuto ieri anche il Coni Abruzzo che ha tentato di fare chiarezza con il suo Presidente, Antonello Passacantando che ha spiegato come quella targa fosse attribuita alla tifoseria nel suo insieme, e non ai singoli componenti, dal momento che non vi era alcuna conoscenza preventiva sull'identità di chi avrebbe materialmente ritirato il riconoscimento. «Aveva un valore esclusivamente simbolico e umano - ha dichiarato -. È stato assegnato nel ricordo di un giovane prematuramente scomparso, come segno di vicinanza alla sua famiglia e alla comunità di appartenenza». «Dispiace constatare come una cerimonia sportiva, nata con finalità positive- ha concluso Passacantando- sia stata trasformata in una narrazione che rischia di generare confusione e stigma». Parole ben lontane dunque, dalle dichiarazioni di condanna espresse dal Presidente nazionale del Coni Buonfiglio.