Vitality a L'Aquila: così cambia l'Italia

di Vanni Biordi

21 Gennaio 2026

L'innovazione nel Centro Italia ha un nome: Vitality. E oggi, si presenta al Centro Congressi Luigi Zordan de L'Aquila con i suoi risultati. Tre regioni, tre università, un obiettivo: digitalizzare e rendere sostenibile l'economia diffusa. Il progetto, finanziato dall'Unione Europea con i fondi del NextGenerationEU e sostenuto dal Ministero dell'Università e della Ricerca, è uno dei pilastri del PNRR per il rilancio territoriale. Vitality è un ecosistema che collega ricerca, imprese e territorio. Coinvolge gli atenei di Abruzzo, Marche e Umbria. L'obiettivo è stato quello di creare un modello replicabile, trasferire l'innovazione dalle università alle piccole e medie imprese, quelle che costituiscono il tessuto produttivo del Centro Italia. Non solo teoria, ma applicazioni concrete come digitalizzazione dei processi, sostenibilità ambientale e competitività. Il progetto ha mobilitato circa 116 milioni di euro. Ha attivato laboratori, centri di ricerca, collaborazioni con aziende. Ha formato nuove competenze, creato opportunità di lavoro, facilitato il trasferimento tecnologico. Tre regioni che storicamente hanno sofferto lo spopolamento e la crisi economica trovano in Vitality uno strumento per invertire la rotta. La Fondazione Vitality ha organizzato la presentazione nel capoluogo della regione Abruzzo per fare il punto. Sono stati illustrati i risultati raggiunti, i progetti avviati, le prospettive future. In buona sostanza, un momento di confronto tra istituzioni, università, imprese. L'Aquila, città simbolo della ricostruzione post-sisma, diventa il palcoscenico di una nuova sfida, la ricostruzione economica e sociale attraverso l'innovazione. Il PNRR punta forte sugli ecosistemi di innovazione. Vitality è uno dei progetti pilota. Se funziona qui, può funzionare altrove. Il modello è chiaro, non basta finanziare la ricerca, serve collegarla al territorio. Le università devono dialogare con le imprese. Le piccole aziende devono avere accesso a tecnologie e competenze che da sole non potrebbero permettersi. L'Italia centrale ha un'economia fatta di piccole imprese, spesso familiari. Settori tradizionali come manifattura, artigianato, agroalimentare e turismo. La sfida è quella di portare l'innovazione in questi settori senza snaturarli, digitalizzare senza perdere identità, rendere sostenibili processi che spesso lo sono già, ma in modo informale. Vitality non finisce oggi, però. I risultati presentati sono un punto di partenza. Gli ecosistemi di innovazione vivono se continuano a produrre effetti, se le collaborazioni tra università e imprese diventano strutturali e, sopratutto, se i finanziamenti europei lasciano il segno oltre la loro scadenza. L'Aquila, Ancona, Perugia sono i tre atenei che escono dai confini accademici e diventano motori di sviluppo. Non solo laureati, ma brevetti, start-up, consulenze. La ricerca applicata è il ponte tra teoria e pratica e il territorio ha bisogno di questo ponte. Ogni progetto di questa portata ha criticità. La burocrazia rallenta e le imprese più piccole fanno fatica a entrare in logiche di innovazione. Servono tempi lunghi per vedere risultati concreti. Ma l'alternativa è rimanere fermi. In conclusione, l'evento a L'Aquila è stato un banco di prova. Vitality ha le carte in regola per diventare un caso di successo. Il Centro Italia ha bisogno di progetti così. L'Europa li finanzia. Dobbiamo farli funzionare.

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