14 Febbraio 2026
E’ stata inaugurata domenica 8 febbraio e si protrarrà fino al 21 febbraio, la mostra personale “Signa: oltre la materia” di Alice Ruggieri a cura di Roberta Melasecca. In esposizione, allestite nella sala espositiva di via Nicola Palma, a Teramo, opere appartenenti all’ultimo ciclo di produzione dell’artista, incentrato sul valore e sul significato del segno pittorico. Come scrive la curatrice, «in un momento storico inimmaginabile, come questo in cui ora viviamo, ci domandiamo a cosa serva l’arte. Di fronte alle tragedie internazionali a cui, inermi, assistiamo sperimentando solo un profondo senso di impotenza, e inettitudine, l’arte arriva e si mostra per quello che è: realtà viva, pulsante, attiva, un reale che non profetizza, non idealizza, non costruisce immagini alternative. L’arte è invece lo strumento della “soglia”, per rispondere alla liquidità del tempo, per riparare le ferite, per guardare nel fondo di noi, quello più oscuro ma per questo anche quello più luminoso, per offrire un piccolo seme. In un momento storico inimmaginabile sappiamo a cosa serve l’arte. Lo sappiamo tutte le volte in cui decidiamo di proporre un qualsiasi progetto culturale e donarlo fuori di noi, unico modo perché esso prenda sostanza, unico modo per non sentire le nostre mani vuote e inutili». Alice Ruggieri torna all’arte dopo un lungo percorso di vita personale e lavorativa e torna non solo per una necessità intima e introspettiva. Alice conosce la potenza immaginifica della creazione e come essa possa costituire quel seme che costruisce il bene collettivo. Alice Ruggieri solleva lo sguardo dentro e su di sé e lo tramuta in superficie, in corposità della forma, in squarcio di paste e colori: è una mutua relazione, tra l’artista e la creazione, che amplifica e moltiplica. Non nega gli andamenti dello spirito, non annulla il ciclo di un’esistenza in divenire, non appiana i tormenti e i desideri, non pacifica i processi inevitabili di dolore e amore ma li rende “raccontabili”, li trasforma in narrazioni di anime. In ogni lavoro, Alice infonde un’energia dialettica che modifica e rinnova: espone le diverse figurazioni alla vista dell’altro, desiderando che si attivi quel contatto tra fruitore ed opera che chiude il procedimento iniziato con il guardare dentro e sotto le pieghe: e così l’opera, al contatto con l’occhio che la osserva, si auto-afferma, mentre l’osservatore completa l’opera stessa e lo “sguardo dell’opera” definisce chi la guarda. È un viaggio, un percorso di riconciliazione fiduciosa che si espande tra linee in rilievo, sferzate di magma e distese campiture. È una “poetica dello sguardo” che permette molteplici punti di intersezione, per ri-connettere le azioni reciproche, ri-contestualizzare le tracce sommerse e singolari, esterne e collettive, in una dimensione che rende più precisi i contorni dell’invisibile. «Dipingere è necessità, liberazione, catarsi. Assecondo gli impulsi del mio profondo - afferma l’artista - scorgo bagliori di luce nel buio che mi acceca. Il colore, mezzo liberatorio terapeutico. Il tumulto delle note affiora dalla materia danzando tra forza e dramma. Il segno, espressione concreta di ciò che mi abita. Istinto, passione, dolore, tutto emerge dalla materia. Indago disperatamente nei miei abissi per trovare un senso. Affogo nello smeraldo, tocco il fondo, torno al grembo, rinasco».