16 Febbraio 2026
La crisi occupazionale nello stabilimento LFoundry di Avezzano raggiunge un nuovo punto di rottura. Domani, mercoledì 18 febbraio, alle 10:00, i rappresentanti sindacali di FeLSA CISL, Nidil CGIL e Uiltemp varcheranno la soglia dell'Assessorato al Lavoro della Regione Abruzzo a Pescara. L’obiettivo è quello di inchiodare l’azienda alle proprie responsabilità davanti all’Assessore Tiziana Magnacca. Al centro della disputa c’è il destino di 94 lavoratrici e lavoratori in missione tramite le agenzie Openjobmetis e Gigroup. Si tratta di personale che, in molti casi, vanta un’anzianità di servizio superiore ai 10 anni all'interno del sito produttivo, ma che dal 1° febbraio scorso si è visto recapitare un ordine di servizio di sospensione totale delle attività. I sindacati definiscono "scellerate" le scelte del management, parlando di una vera e propria esclusione forzata dal ciclo produttivo. Nonostante gli accordi siglati nel novembre 2024, che prevedevano l'uso dei contratti di solidarietà come strumento per salvaguardare l’occupazione e rilanciare il sito, la realtà dei fatti ha preso una direzione opposta. Impegni disattesi e invisibilità Secondo le sigle sindacali, l'azienda avrebbe tradito gli impegni assunti con una mancata rotazione. L'organizzazione del lavoro avrebbe sistematicamente ignorato il principio di rotazione del personale, con una disparità di trattamento perché si è creata una profonda frattura tra i dipendenti diretti e quelli somministrati e perchè LFoundry starebbe evitando ogni discussione sul futuro professionale di questi 94 lavoratori, rendendoli, di fatto, "invisibili". «Basta precarietà, basta sfruttare i lavoratori per poi gettarli via quando non servono più», dichiarano congiuntamente Francesca Piscione (FeLSA CISL), Diego Di Francesco (Nidil CGIL) e Chiara Pupi (Uiltemp). La richiesta è il ripristino di condizioni dignitose e il rispetto dei patti istituzionali per garantire la continuità contrattuale di chi ha contribuito per anni alla crescita dell'azienda. L'incontro di domani rappresenta l'ultima chiamata per evitare che la tensione sociale nel polo industriale della Marsica degeneri ulteriormente. I sindacati hanno già annunciato che non si fermeranno finché non verrà trovata una soluzione concreta.