17 Febbraio 2026
Mentre le strade del centro storico di Teramo si svuotano, invase dai cantieri e penalizzate dall’assenza di servizi, l’Amministrazione comunale avrebbe dimenticato quanto promesso ai commercianti del centro storico. Questa, in sintesi, l’accusa del consorzio Shopping in Teramo Centro. Attraverso il portavoce Osvaldo Di Teodoro, piovono critiche all’indirizzo del Comune: «12 febbraio 2025: è passato un anno dall'incontro tra commercianti e residenti del centro storico con l'Amministrazione comunale, rappresentata dal Sindaco e dall'Assessore al Commercio. In quell'occasione furono presentate una serie di richieste concrete per rivitalizzare il centro storico di Teramo, condivise e accettate da tutti i presenti. Tuttavia, a distanza di un anno, nulla è stato fatto». Tra le richieste inascoltate, l’istituzione delle strisce blu fuori dal centro storico, l’attivazione di navette permanenti tra il parcheggio San Francesco e il centro, il rientro di uffici comunali strategici (come l’Anagrafe) nel cuore cittadino, il ritorno di un trasporto urbano capillare, ecologico e realmente funzionale, parcheggi con disco orario per consentire maggiore fruibilità degli stalli. E intanto si assiste ad un centro storico privo di anima, ostaggio di impalcature infinite, desertificato di servizi. «Questo silenzio - attacca Di Teodoro - è la prova tangibile dell'incapacità e di uso e abuso di ipocrisia di questa Amministrazione. Le promesse sono state dimenticate, i cittadini sono stati presi in giro e l'etica politica e morale è stata calpestata senza alcun rispetto. I capi dei vari gruppi di maggioranza, sono troppo occupati a proteggere le loro poltrone e a programmare le prossime candidature per preoccuparsi del destino del centro storico e dei suoi cittadini. La loro assenza e il loro silenzio sono la conferma della loro complicità in questo fallimento. Condividere con i cittadini un programma di interventi è segno di maturità della classe politica, l'elettorato diventa partecipe, corresponsabile delle scelte e attivo nel perseguimento degli obiettivi comuni. Quando poi il programma viene calpestato - conclude Di Teodoro - è segno che l'amministratore della cosa pubblica mortifica la propria funzione, cedendo alla pressione di interessi particolari, assecondandoli e adattando questo o quell'intervento nell'illusione di rispondere all'interesse della collettività».