18 Febbraio 2026
A Teramo questa mattina una ricca delegazione politico sindacale ha presentato le ragioni per il No al referendum del 22 e 23 marzo in tema di giustizia. In una gremita aula lettura della biblioteca Delfico si sono avvicendati alla parola esponenti nazionali della campagna contraria alla riforma tra cui Giovanni Bachelet, presidente del comitato "Società civile per il No", Florindo Oliverio, segretario nazionale FP CGIL oltre a diversi esponenti politici e sindacali del teramano. Non si andrebbe a risolvere il problema dell'inefficienza della giustizia nonostante la modifica di ben 7 articoli della Carta Costituzionale, questa la tesi degli intervenuti, che hanno affrontato punto per punto la riforma incalzando su alcuni dei temi più caldi. «Comprendiamo - commenta Bachelet - che il CSM è il nocciolo della riforma e la sua demolizione significa meno autonomia e indipendenza e meno diritti per i cittadini, per questo votiamo no. L'obiettivo della riforma è questo - va avanti - come hanno anche ammesso i suoi autori. Vorrebbero una magistratura più controllabile, meno invadente e che lasci fare al Governo quello che gli pare.» Al centro anche la terzietà dei giudici che, dicono, non è affatto compromessa dalle correnti politiche, anche se bisogna fare attenzione al peso che queste ricoprono. «Le correnti - va avanti Oliverio - sono sempre un pericolo quando degenerano, ma questo vale anche nella politica e i casi di malcorrentismo nella politica si sprecano. Questa modifica - va avanti - arriva ad equiparare i magistrati ai detenuti, in quanto sono proprio questi ultimi, in Italia, l'unica categoria alla quale non è concesso di eleggere la propria rappresentanza.» Inoltre, evidenziano i sostenitori del No, questa riforma rischia di stravolgere il sistema di equilibrio dei poteri, creando una magistratura maggiormente assoggettabile al potere politico. «La separazione delle carriere - conclude Bachelet - è una cortina fumogena. Una scusa per mettere mano alla Costituzione e demolire il CSM, garante dell'autonomia e dell'indipendenza dei magistrati per tutti questi decenni.»