Dacia Maraini all'IC Rodari di Sassa: la letteratura come arma contro i pregiudizi

di Vanni Biordi

08 Marzo 2026

Non è frequente che l’aula magna di una scuola di periferia si trasformi in un crocevia di riflessione filosofica e civile. Eppure, nell’Istituto Comprensivo "Gianni Rodari" di Sassa, frazione aquilana che porta ancora i segni di una ricostruzione non solo architettonica ma sociale, il dialogo con Dacia Maraini ha segnato un punto di non ritorno didattico. L’incontro, organizzato dalla Commissione "Pari opportunità" dell'istituto e inserito in un progetto pluriennale sulle tematiche di genere, ha posto l’accento sulla necessità di andare oltre il canone, quella lista invisibile di autori e valori che per secoli ha marginalizzato il contributo femminile. L’accoglienza nell’aula magna "Rinascimento" è stata sobria, istituzionale, ma carica di un’attesa vibrante. Il tema è stoto molto interessante: la prevenzione degli stereotipi attraverso l’analisi dei testi. La Maraini, con la consueta lucidità distaccata, ha esortato i ragazzi a non subire la cultura, ma a interrogarla. «La letteratura non è uno specchio passivo, ma un campo di battaglia dove si definisce chi siamo», ha ricordato la scrittrice durante il confronto. Il concetto cardine emerso è quello della decostruzione del pregiudizio. In termini pedagogici avanzati, si parla di gender-responsive pedagogy dove non basta aggiungere nomi femminili ai programmi, occorre cambiare la lente con cui si osserva la storia. Un esempio pratico è emerso durante il dibattito con l'analisi delle figure femminili nel mito e nella narrativa classica, spesso relegate a ruoli ancillari o demonizzate se indipendenti. Rintracciare figure di riferimento significa, per questi studenti, trovare una legittimazione storica alla propria identità futura. L’evento ha toccato corde profonde anche sul piano del contesto sociale. In una comunità che vive la sfida del radicamento post-sisma, la scuola diventa l’unico presidio di elaborazione critica. «Rintracciare nella letteratura figure femminili di riferimento», spiegano i referenti del progetto, «significa offrire agli studenti una grammatica delle relazioni basata sul rispetto e non sulla prevaricazione». In buona sostanza, la lezione di Dacia Maraini a Sassa non è stata un’epifania isolata, ma la conferma che la cultura alta può e deve abitare i luoghi della quotidianità scolastica. Solo attraverso il rigore dell'analisi letteraria e il confronto diretto con i testimoni del nostro tempo, è possibile formare cittadini capaci di leggere le complessità del presente senza restare intrappolati nelle semplificazioni del passato.        

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