06 Marzo 2026
Il prato storico del "Tommaso Fattori" funge da vetrina ai palcoscenici del Sei Nazioni. È un prato verde fatto di sudore, ambizione e di quella necessità, tutta rugbistica, di "formare la base" prima di scalare la vetta. L’Italia XV che oggi ha sfidato il Cile non è una semplice selezione di riserve, è il reparto corse del rugby italiano, il luogo dove i prototipi diventano realtà. Il commissario tecnico Massimo Brunello, architetto dei successi giovanili degli ultimi anni, lo sa bene. Dopo il pareggio a Rieti contro la Scozia "A", il messaggio è che non si cerca solo il risultato, ma la solidità del sistema. «Abbiamo messo alla prova la nostra crescita contro una Nazionale che, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante», ha dichiarato Brunello. «È stata l’occasione per alzare l’asticella e per sfidare i nostri limiti. L'obiettivo è stato quello di competere alla pari». La formazione scelta per il match aquilano è un manifesto programmatico. In prima linea, Brunello ha schierato il "trio delle meraviglie" dell’Under 20: Aminu, Gasperini e Gallorini. Per gli addetti ai lavori, questi nomi rappresentano la garanzia di una tenuta in mischia chiusa che l’Italia sta coltivando con cura maniacale. In mediana, la coppia Citton-Brisighella ha dettato i tempi di un gioco rapido, supportata da un triangolo allargato dove la freschezza di Ciardullo e Scalabrin ha incontrato la sicurezza di Belloni come estremo. In termini tecnici, l'Italia XV agisce come un collo di bottiglia: un passaggio obbligato che permette agli atleti delle franchigie URC o del campionato di Serie A Elite di assaggiare il ritmo dei test match internazionali. È qui che avviene il monitoraggio per il CT della Nazionale Maggiore, Gonzalo Quesada. L'Italia XV è il master di specializzazione. Serve a creare quella "profondità di rosa" senza la quale non si sopravvive ai vertici mondiali. Scegliere L’Aquila non è stato un caso. In una città che vive di rugby e frittata, il pubblico del Fattori sa distinguere un placcaggio efficace da uno pigro. Affrontare il Cile, squadra "emergente" per eccellenza che ha recentemente scoperto la gioia della Coppa del Mondo, ha rappresentato il test ideale. I sudamericani hanno portato una fisicità ruvida e un entusiasmo contagioso, elementi necessari che hanno testato la tenuta psicologica dei nostri ragazzi. Oggi il rugby globale accelera, l'Italia ha scelto di non lasciare indietro nessuno. Dalla panchina, con l'esperienza di Buonfiglio e l'estro di Mey, Brunello ha avuto a disposizione un buon piano B. Perché il rugby, a questi livelli, è una partita a scacchi ma giocata con i muscoli. Nota a margine: ha vinto l'Italia per 33 a 19